Turisti italiani all’estero: gli errori più comuni con l’inglese

Italiani all’estero, un trend sempre più vivo, anche se pare che l’inglese non sia esattamente la materia forte dei cittadini tricolori. L’antica Lingua di Alcione, difatti, pur essendo studiata in tutte le salse, sembra che fatichi a entrare nella testa dei nostri concittadini. Lo dimostrano i tanti errori che compiamo quando la parliamo: anche chi pensa di essere un vero esperto, alle volte si concede qualche strafalcione che può generare più di una risata (e di un fraintendimento). Per questo oggi scopriremo quali sono gli errori più comuni che un turista italiano all’estero si concede quando parla inglese.

mappa del turista fai date

Smascherare un italiano che parla inglese

Ogni italiano possiede un bagaglio linguistico e fonetico che lo porta, quasi inevitabilmente, a farsi smascherare durante una conversazione in inglese all’estero. Si parla ad esempio della h aspirata, che spesso non teniamo in considerazione, rendendola invisibile e non pronunciandola. È un errore, perché così facendo cambia anche il significato delle parole, come ad esempio hungry e angry. Un altro sintomo è il seguente: come ogni idioma, anche l’inglese possiede dei fonemi inusuali per noi, che la nostra lingua non è abituata a riprodurre. Anche le doppie, che da noi sono molto sentite (soprattutto al Sud), in inglese sono decisamente più morbide.

Gli errori di pronuncia più frequenti in inglese

Alcuni li abbiamo già visti poco sopra, come ad esempio la h muta, o le doppie “rinforzate”, ma esistono tanti altri esempi comuni. Fra questi troviamo le vocali e in special modo la lunghezza del loro suono, e anche in questo caso uno scarso allenamento porterà a figuracce alle volte davvero clamorose. Va poi citato un altro errore di pronuncia molto diffuso presso gli italiani che parlano inglese, ovvero pronunciare la “g” nelle parole che finiscono in “ng”. Poi occorre citare pure il suono “sci”, dove la s non andrebbe mai pronunciata, come nel caso di “science”. Infine, si chiude con la pronuncia scorretta del “th”, che rientra nella lista dei suoni che la nostra lingua fatica a riprodurre.

Gli errori grammaticali e i falsi amici

L’inglese non possiede una grammatica complessa, e forse per noi questo rappresenta più un difetto che un pregio, vista la difficoltà grammaticale dell’italiano. Ciò ci porta verso diversi errori nella costruzione della frase, come il sottintendere il soggetto: una pratica che nella lingua inglese non viene mai concessa. Anche le traduzioni letterali sono una vera e propria mannaia che si agita sopra le nostre teste, il che porta al problema dei falsi amici: ovvero di quei termini che in italiano significano una cosa, ma che in inglese hanno un altro significato. Ad esempio il verbo “to firm”, che non vuol dire “firmare”, o “to pretend”, che non significa “pretendere”. La lista dei falsi amici è molto ampia e include altri casi come “annoyed” e “parents”.

mind the gap

Come evitare di fare questi errori

Per prima cosa conviene farsi aiutare da un dizionario di inglese, meglio ancora se personalizzato su Babbel, che diventa un ottimo strumento di consultazione rapida tramite l’applicazione per smartphone dedicata. Grazie a questi tool, infatti, è possibile ottenere una comoda e immediata risposta ai nostri dilemmi, quando ci troviamo all’estero. In secondo luogo, il segreto è fare tanta pratica, magari stando in un paese straniero per diversi mesi, così da apprendere la lingua esercitandosi giorno dopo giorno. Inoltre, gli italiani sono naturalmente portati a costruire frasi complesse, ma in inglese vince sempre la semplicità: un consiglio utile anche per evitare di alzare la percentuale di errori sintattici.

Lingue come l’inglese sono semplici solo in apparenza, perché nascondono molte insidie. Con i consigli di oggi, però, la prossima volta potrete dimostrarvi più attenti e preparati all’esame da turisti.

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